Benvenuti nel regno di Antea...
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Charlie parte seconda
Lascerò perdere tutta la parte che riguarda lo svegliarsi, il caricare la nonna 91enne sull'ammiraglia del babbo, i commenti sul cappellino di mia madre.
Arriviamo in facoltà con un freddo barbino e dopo traversie innumerevoli dettate da marciapiedi che non perdonano i piccoli passi dell'augusta vegliarda.
Nessuno in portineria.
Fantastico.
Ma per fortuna la ricerca è breve: l'aula è grande come camera mia e da direttamente sul cortile. (l'avevo già detto che fa un freddo barbino?)
I laureandi sono già tutti dentro. Charlie compreso.
Apriamo timidamente la porta e facciamo sgusciare la nonna che con inaspettata agilità si tuffa tra la mischia e trova posto senza bisogno di digrignare le zanne.
Le è bastato il suo bastone.
Ma non possiamo fare a meno di cogliere la risatina del presidente di commissione e il suo commento successivo: "Allora? O dentro o fuori!"
Mi sta talmente simpatico, che provo infinita tenerezza per quest'uomo.
Rimaniamo fuori per la maggior parte del tempo. Vado a comprare le sigarette. I miei invece vanno a comprare dei fiori. Quando ritorno, per scrupolo chiedo ai fantasmi della portineria se per caso, di solito, le lauree le fanno così.
"Nell'aula Magna?"
No. Le ho chiesto come mai le fanno nell'aula piccola.
"...guardi che sono già cominciate...!"
Buongiorno, arrivederci.
Lascio perdere questo dialogo surreale e riesco ad entrare anch'io. Charlie s'è appena seduto. Lo stanno presentando alla commissione e lui ha delle chiazze rosse in faccia piuttosto notevoli date dall'agitazione. Scrivo ai miei che sono entrata e che stanno per cominciare. Mia madre arriva trafelata col suo mazzo di tulipani mentre mio padre finisce di litigare col cestino di fianco alla porta.
Estraggo la macchina fotografica.
Scarica.
Benissimo.
Charlie espone la sua tesi, ma a un certo punto viene interrotto. Il simpaticone che voleva la porta chiusa gli ha fatto una domanda. Charlie comincia a rispondere, ma il simpaticone dice che va bene così e che "...non voglio metterla in difficoltà..." con un sorrisino di quelli che...dicono tutto di chi li fa.
"Va bene adesso fuori tutti che facciamo l'assemblea per decidere i voti" ...ma tu guarda com'è simpatico...(
)
Proclamazione: 109
109!...ehi, aspetta un secondo...109?
Ma che cavolo di voto è 109?
Spiegare gli effetti speciali della s***a di Charlie, non è semplice, ma li trovate in elenco qui sotto:
1) media di 103,85 che a Charlie viene comunicata di 104 ma che in sede di laurea viene abbassata a 103(opera del simpaticone?)
2) doveva essere una tesi compilativa, invece è stata sperimentale. Ma a Charlie nessuno ha detto che doveva procurarsi un coorelatore.
3) il coorelatore è un dottorando e anche volendo, non avrebbe potuto firmare la tesi
4) s'è presentata anche una ragazza cui era stato sconsigliato di presentarsi cui hanno dato un punto, percui, hanno alzato di uno anche il punteggio di tutti gli altri.
Morale della favola: meno male che non pioveva, meno male che siamo andati a mangiare, meno male che ho trovato le pile per la macchina fotografica.
A Charlie è stato detto: "...meno male che c'eri tu...ERI L'UNICO VESTITO NORMALE!"
Antea colpisce ancora...
Hasta la vista


Charlie
Il buon vecchio Charlie, ieri ha avuto la malsana idea di chiedermi se l'accompagnavo a comprare da vestire. Mi alzo dalla conca del divano con scatto felino e sono pronta in cinque secondi. E' stupendo vivere questi momenti. Non tanto perchè è Natale, ma perchè ho l'illusione, almeno per un secondo, di convincerlo a comprare la sua prima camicia.
Saliamo in macchina e la sua prima domanda è: "dove si compra da vestire?"
Cominciamo bene.
Parcheggiamo e mentre mi precede con lunghe falcate, mi dice che avrebbe bisogno di un maglioncino.
Lo assecondo. Anche perchè in questo momento sarebbe difficile convincerlo del contrario, quindi è meglio arrivare in negozio e fargli vedere qualcosa, prima di contraddirlo, che sennò gli prende male.
Primo negozio: Vado avanti io e prima che se ne possa rendere conto gli ho già incollato addosso una commessa. Tutto procede bene perchè non si è quasi reso conto di essere nel camerino. Si prova una camicia (
) e un paio di pantaloni di velluto a coste. La camicia è bianca (doppio
). Non è convinto dei pantaloni.
Lo assecondo perchè quei pantaloni che ha scelto, hanno proprio un brutto colore. Cerco di fargli cambiare idea sulla camicia, ma non ci riesco. Pazienza. La giornata è lunga, e magari riesco a fargli comprare qualcos'altro.
Sta per togliersi la camicia e strabuzza gli occhi: mi guarda sconcertato dal fatto che costa ben 29 euro.
Guarda, Charlie, che ci sono camicie che costano anche 40 euro.
"ma sei matta?...io le trovo a 10..."
Nonostante questo, compra la camicia da 29 euro.
Poi ne ha abbastanza ed usciamo. Guardo la commessa con gratitudine per aver capito di non stargli troppo addosso. Lei capisce e ci ringrazia e che magari torniamo qualche altra volta. (prima di altri cinque anni lo trovo improbabile).
Cominciamo a girovagare per il paese. Charlie si ferma soprattutto davanti alle librerie, ad ascoltare un coro che canta in piazza, a guardare il presepe scolpito da un amico. Lo lascio fare. Sono dei diversivi per commuovermi e distrarmi, ma non funzionerà.
Mi fa ridere quando si spaventa per i babbi natale giganti che cantano e si muovono davanti ai negozi. Evita di guardarli e mettendosi una mano sugli occhi mi chiede quando li abbiamo superati. Passa in mezzo alle aiuole fangose e ogni tanto si volta per controllare se il ticchettio dei passi è sempre il mio o se non m'ha perso da qualche parte. Oltre a sussultare per i 250 euro che chiedono in un negozio normale per una giacca.
Poi a un certo punto si ferma: "torniamo a casa?"
Non ho intenzione di cedere: "Perchè invece non guardiamo qualche altro negozio?"
"Ma io sono già a posto"
Charlie, devi laurearti. Comprati qualcosa di carino, che anche se per te non conta come ti vesti, per il resto del mondo purtroppo, conta. Vieni che andiamo a vedere una giacca. Solo a vedere. Non entriamo.
"Va bene. Però poi andiamo a vedere qualcosa in coop"
Torniamo ad attraversare la piazza e quella giacca gliela voglio vedere addosso.
Charlie, dai, ti fai vedere anche solo per una volta con una giacca addosso? Giusto così...per vedere come stai...
Sbuffa e poi mi dice "Io lo so che poi vai alla cassa e me la compri. Non entro."
Dai Charlie, non la compro se tu non vuoi. La provi soltanto.
Alla fine cede.
Entriamo e prova la giacca. E devo dire che non gli stava un gran chè...poi ne vedo un'altra, e ne approfitto perchè non è abituato, gliela infilo finchè è frastornato da tutti quei vestiti che vede in giro.
Si guarda allo specchio. Una, due , tre, quattro volte. Viene verso di me :"sai che..."
Si?...
Si volta ancora verso lo specchio: una, due, tre, quattro...
"Sai che...quasi quasi..."
Mi lascio andare per un secondo e coglie il guizzo di gioia nei miei occhi.
E' quasi spaventato. "Cos'è quel lampo di gioia nei tuoi occhi?"
Niente.
"Non è vero. T'ho visto."
Vabbè, decidi tu.
...
"Va bene, dai, la prendo"
MISSION IMPOSSIBLE
CONSEGUITA CON SUCCESSO
Ps: se dovesse improvvisamente nevicare, è colpa mia.
Besos a todos!






