Benvenuti nel regno di Antea...
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Qualche muscolo contratto e ricomincia il gioco...
Così sono in posa come una statua e aspetto.
Dopo due settimane, no, forse tre,
in cui "lavoro" è diventato il mio secondo nome.
Ecco, quasi non riesco più a capire quel che devo fare nei momenti di pausa.
Meno male che il caldo aiuta a...
non fare proprio nulla!

photo by Antea
Un beso a todos!
Venerdì 17
Il mio telefonino sembra impazzire e lo afferro poco prima che decida di cadere dal mio comodino. Rispondo con voce decisamente assonnata.
“Pronto?”
“Ma ti ho svegliato?”
“Rossella?”
“Si, ma ti ho svegliato?”
“No, ma che ore sono?”
“Sono le nove e quaranta. Ma ho chiamato per dirti che arriviamo in ritardo perché abbiamo perso il treno. Lo dici tu a Barbara?”
“Si glielo dico io”
Attimo di silenzio e sono ancora seduta sul letto.
Ma oggi che giorno è?
Venerdì 17.
Cavolo! E’ vero! Oggi cominciano le riprese per il corto!
Mi alzo a scheggia e viaggio per casa alla ricerca di un’anima viva che possa avermi lasciato l’auto. Dov’è mia madre? Oddio, mi gira ancora la testa da ieri sera. E mi sa che stanotte ho pure vomitato. “Mamma! Mamma!”
La chiamo ma è tutto inutile. Mio fratello dorme nel suo bozzolo di lenzuola e non lo sveglia niente.
Continuo a cercare mia madre disperata come una bambina lasciata da sola fuori dalle lezioni di danza in un pomeriggio d’inverno. Arrivo persino al piano di sotto sempre cercando di non barcollare, ma non la trovo nemmeno in cortile.
A questo punto c’è solo una cosa che posso fare, telefono a scuola, dove mia madre lavora.
E questo significa che:
1)oggi sono senza macchina e stamattina non riesco ad andare a far foto
2) questo è accaduto perché ieri sera ho fatto l’asina
3)adesso mia madre ha lo scettro del potere e può ricattarmi in qualsiasi modo (lavori di casa a vita)
A scuola comincia una lunga e laboriosa ricerca da parte dei bidelli e dopo dieci minuti di telefono non l’hanno ancora trovata. Intanto sento che si alza mio fratello e che parla con qualcuno.
Parla con qualcuno?
Butto giù il telefono e giro l’angolo. Vedo mia madre che se ne sta sulla soglia del bagno.
Decido che è ora di far colazione e il moment, stavolta, non me lo leva nessuno.

E come per magia...
(Photo by Antea)
Bonjour a tout le monde!
Ma torniamo ai fatti nostri:
Non capisco più dove cominciano i week-end. Sarebbe facile per qualcuno, trarre conclusioni affrettate, in realtà è che mi sembra di essere una palla che ha preso la ruzzola giù per una discesa.
Tutto comincia una settimana fa.
Reduce da un giovedì sera piuttosto sobrio, anche se un pò tirato, la mattina del venerdì, mi sveglia una telefonata: "Tu dirai, chi cavolo è che mi rompe le scatole alle otto e mezza del mattino?"
Beh, in effetti...però la voce continua e:
"Ti prego,ti prego: vieni al mare con me?"
Poteva essere solo lei: "??? Silva?..."
"Si, sono io. Ti passo a prendere alle nove e mezza"
Non so come, riesco a svegliarmi e a non dimenticarmi nulla. In fondo questa gita al mare capitava a proposito. Sarei dovuta andare a trovare un'amica proprio quel week-end. C'era in serbo per me un bel programma. Avrei dovuto pensare però, che l'inizio non era proprio dei migliori. Con il caffè ancora rovente in gola e lo zaino aperto mi catapulto giù per le scale, ma la fretta era piuttosto inutile.
Arrivammo in spiaggia nelle ore più calde, così mi vidi costretta sotto l'ombrellone per tutto il giorno, onde evitare disastrose bruciature che forse hanno lesionato anche parte del mio cervello. Quando è il momento di andarcene scopro che non ci sono treni che fanno i pochi chilometri di riviera tra Ferrara e Rimini.
Pazienza.
Silva mi riporta a Bologna e da lì prendo il treno. Arrivo verso le sette e mezza e tra una chiacchiera e l'altra, scopro dalla mia amica che il programma è leggermente cambiato. La meta della serata è uno dei posti più affollati del Venerdì sera perchè si è illegalmente aggregata a noi una simpatica ragazza, che a volte non riesco a soffrire.
(Ma queste sono cosucce)
La serata, comincia con una coda interminabile in macchina per poter parcheggiare il più vicino possibile al pub. La ragazza che guidava, quella che mi sta così simpatica e che per questioni di comodità chiamerò Monia, si ferma perchè aveva fastidio alle lenti. Le bruciavano gli occhi. Pazienza.
Peccato che io e la mia amica ci fossimo offerte di guidare prima di partire.
(particolari di nessuna importanza)
Sono a metà drink(anche se era il terzo, non guidavo io, e comunque non cambia nulla) e mi sento dire da Monia:
"Andiamo?"
?"Prego?"?
"Andiamo che è tardi?"
Tendo a precisare che ho cercato di tenere i nervi saldi. Innanzi tutto eravamo in un posto che non era proprio il massimo, ma era il primo che abbiamo trovato libero dopo aver cercato per chilometri il parcheggio vicino a qualcosa di animato, poi sembrava che fosse molto interessata ai nostri discorsi finchè si parlava di lei e del suo matrimonio.Pazienza.
Cominciamo a camminare e lei tiene il telefono a portata di mano. Io e la mia amica ci guardiamo e le chiediamo il perchè. Risposta:"ci sono due che ci seguono"
Vi giuro, ho soffocato una risata. (o forse no?) Eravamo nel centro più centro di tutta la vita notturna della riviera e questa tiene il telefono con il numero del suo ragazzo pronto. Non contenta, lo chiama. Gli dice che stiamo arrivando e di non preoccuparsi perchè abbiamo fatto tardi. Girato l'angolo gli rivela che forse ci sono due che ci seguono, ma di stare tranquillo, perchè siamo già arrivate alla macchina.
Mi astengo da ulteriori commenti e passo a parlare del pomeriggio seguente.
Sui colli con il mio bel libro, una bottiglietta d'acqua e prendo il sole insieme alla mia amica. Qualche foto e da lassù si vede persino S.Marino. Una piada e un bicchiere di rosso, un pò di vento el'incontro con due simpatici anarchici quarantenni che meritano una pagina, ma non adesso.
Poi partenza per Pennabilli. Festival dei buskers e paese graziosissimo. Vento freddo e un mare di cose da vedere.
Il vero dramma è il giorno dopo.
Cerco di prendere un treno qualsiasi la domenica del ponte di giugno.
Me ne passano davanti tre.
Faccio un ultimo tentativo e finalmente riesco a incastrarmi da qualche parte. Per fortuna ho alle mie spalle il bagno. Libero. Ed è tutto mio!
Sopravvissuta per miracolo ai miasmi tossici e a qualche bambino che cercava di entrare, arrivo a casa, pronta per la sveglia del giorno dopo.
5:50
Non sono a casa prima delle tre e mezza, sto già pensando di riposarmi, quando mi squilla il telefono.
Lavoro. Un altro lavoro.
Devo essere in città per le cinque. E andiamo.
Finisco alle nove e non c'è un treno che mi riporti indietro nel giro di ore. Non trovo nessuna mia amica che possa farmi compagnia, figuriamoci se c'è qualcuno che mi possa portare a casa. Aspetto e telefono. Finisco quasi la carica telefonica.Ma finalmente un barlume. Mio fratello sta venendo in città!
Alleluia!
Lo aspetto, lo aspetto, lo aspetto, lo aspetto
e finalmente arriva.
"Ci sono anche questi miei amici con me, sono inglesi e volevo fargli vedere la città"
Ho un crollo verticale del morale, poi li guardo e mi viene da piangere.
E andiamo.
All'una e mezza, ritrovo il mio letto.
Da una lacrima sul viiisoo...ho capito molte cose...
Strippo da Houston che chiama Antea
Un beso a todos!